23 Lug 2014
Un pezzo della struttura dell'Hotel Acantha.

Una grande delusione all’Acantha Hotel di Erikoussa

Dopo aver parlato degli aspetti positivi della mia esperienza di vita e lavorativa ad Erikoussa, vi parlo di tutto ciò che invece c’è stato di negativo e soprattutto dell’Acantha Hotel per cui siamo andati a lavorare io e mio marito.

Ho lavorato per l’Acantha come cameriera, mio marito è stato il loro chef per poco più di un mese e prima il loro consulente per avviamento del ristorante all’interno dell’hotel.

In gennaio ci avevano invitato nella loro villa in Toscana trattandoci come amiconi per parlare del progetto.

Devo dire che già allora il marito della responsabile, Sandro, non mi era piaciuto, ma come quasi sempre accade si pensa che le prime impressioni siano troppo frettolose e quindi si prosegue!

Nei mesi successivi Francesco aveva fatto 2 giorni di consulenza nella loro casa a Genova e poi c’erano state alcune telefonate per aggiornamenti sul proseguimento del progetto.

Alcune settimane prima della partenza la responsabile dell’Hotel Acantha, Franca, mi aveva scritto che avrei avuto 3 baby sitter tra cui scegliere (io avrei dovuto lavorare solo la sera), avevano affittato una bella villetta con ben 3 camere da letto. Alla mia domanda quanto fosse vicina all’hotel, mi aveva risposto solo 5 minuti a piedi!

Appena arrivati (eravamo in viaggio dalle 9 del mattino siamo arrivati ad Erikoussa alle 19) ci hanno lasciato alcune ore senza portarci a casa, con un bambino di 3 anni e mezzo.

Quando finalmente siamo partiti in macchina verso casa, volevo piangere perché la strada era ripidissima e capivo già che non sarebbe stato possibile per me fare su è giù da sola con Daniele nel passeggino. La nostra casa infatti era sul cucuzzolo di una collina con una strada ripidissima.

Inoltre, quando siamo arrivati, il 3 giugno, non solo non c’era nessuna baby sitter disponibile (mi dicevano che forse una sarebbe arrivata più avanti), ma non era sicuro del tutto che si potesse occupare di Daniele e io continuavo a non lavorare e a restare con lui tutto il giorno che per me era una fonte di stress enorme, avrei preferito lavorare la sera ed ero lì per quello!

Qualche giorno dopo, capimmo che la casa non ce l’avrebbero di certo cambiata perché avevano già speso molti soldi e che le famose tre camere servivano solo perché volevano che l’aiuto cuoco venisse ad abitare con noi. Ovviamente mi sono rifiutata categoricamente, non era negli accordi ed eravamo lì come famiglia, non volevamo nessuno a vivere con noi! In ogni caso si doveva decidere che fare. La prima soluzione di Franca fu “qui c’e sempre qualcuno che potrà portati a casa”. Certo, peccato che la loro macchina non era più loro, ma del capo mastro a cui l’avevano regalata e che ovviamente andava e veniva quando voleva e poi non erano tutti di certo a mia disposizione per portarmi a casa quando volevo io!

La seconda soluzione arrivò con Nicos, il tassista dell’isola che ad un certo punto mi fu messo a disposizione. Peccato che tra il fare altri lavori e le pennichelle pomeridiane, non riuscivo mai a tornare a casa quando mi era necessario e al lavoro infatti andavo sempre almeno un ora dopo. Inoltre, se partivo di casa la mattina, non sapevo mai quando e se sarei rientrata.

Non parliamo della casa. Senza zanzariere, né aria condizionata in un posto in cui ci sono tantissime zanzare con un bimbo piccolo che continuava ad essere morso. Dalle 17 non potevamo più aprire le finestre, così in casa già a giugno si soffocava, figuriamoci a luglio e agosto. Il forno non funzionava così come ad un certo punto il frigorifero. La cisterna esterna che conteneva l’acqua (perché così funziona in una piccola isola) era rotta, non era più in grado di tirare su l’acqua da sola, ma solo manualmente così ogni giorno, e a volte 2 volte al giorno, dovevamo caricarla, ricordandoci di spegnerla, altrimenti sarebbe uscita acqua per ore. E poi un giorno la cisterna si bucò e nussuno, fino al giorno della nostra partenza, venne ad aggiustarla.

Per quanto riguarda l’aspetto lavorativo c’eravamo accordati per lavorare in un Boutique Hotel di livello superiore, invece l’Acantha è un B&B a 3 stelle forse sì forse no, sicuramente esteticamente molto carino, ma i servizi scarseggiano alquanto.

Non esiste una reception e tanto meno una o più persone persone a turno che possano accogliere i clienti salvo i titolari stessi. Le persone che chiedevano informazioni, spesso non trovavano nessuno perché i proprietari erano in giro, in spiaggia, a fare delle commissioni a Corfù ecc. Inoltre anche i clienti che chiamavano per avere informazioni ad un numero di cellulare, se loro stavano facendo altro, non rispondevano.

Nelle camere non è presente un telefono fisso, la TV, né tutte quelle cose normalmente presenti in un hotel a 5 stelle (es. accappatoio, ciabattine ecc.)

I clienti che arrivavano al porticciolo venivano accompagnati all’hotel a piedi attraverso la spiaggia o trasportati con una macchina non di proprietà dell’hotel, in condizioni indecenti, sia per pulizia, sia per stato.

Quando sono andata via i bagni per gli esterni e la lavanderia non erano ancora finiti. Ho visto persone che essendo lì come esterni (non avendo una camera) erano dovuti andare in bagno in una delle camere che i proprietari avevano deciso di non occupare perché faceva da bagno per i dipendenti e da ripostiglio per tutte le stoviglie, non essendo, dopo più di un mese e mezzo arrivato il mobile della sala. Inoltre, la signora delle pulizie, non puliva quasi mai questo bagno, lo so perché quando ero lì, era l’unico bagno a me accessibile.

Ad oggi il bagno adibito agli esterni si presenta a tetto aperto, come quelli delle piazzole di sosta dell’autostrada, il pavimento hanno deciso di non piastrellarlo e non comprendo come possa essere tenuto pulito, il lavabo è di legno contro tutte le normative igieniche.

Non essendoci la lavanderia, i proprietari dell’hotel, non avevano scelto, come per esempio l’altro hotel dell’isola (Erikousa Hotel) di mandare settimanalmente il tovagliato e le lenzuola a corfù a lavare e stirare, ma davano alla stessa signora delle pulizie l’incarico di lavare e stirare a casa propria. Le tovaglie che io stessa mettevo la sera sui tavoli erano stirate malissimo, non di certo per colpa della signora delle pulizie che non dovrebbe farlo a casa propria senza una struttura adeguata. La mia divisa (2 pantaloni e 4 magliette che io stessa avevo scelto), la stessa signora delle pulizie faceva fatica a lavare e stirare. La prima volta che le avevo dato un pantalone e una maglietta, me li aveva riportati così malconci e non stirati che io non me la sarei mai messa, ma alle mie considerazioni, la proprietaria mi ha risposto di indossarla ugualmente perché nessuno se ne sarebbe accorto.

Dopo qualche tempo Franca prese un cagnolino molto piccolo, che ovviamente, dormendo in hotel, teneva lì. Come tutti i cuccioli faceva pipì e cacca ovunque ed era in sala durante il servizio. Una sera, quando feci notare che il cane impediva il mio regolare servizio (rischiavo continuamente di fargli male mentre portavo i piatti), mi disse che il cane non poteva che stare lì. Certo, tanto a chi importa se il cane si faceva male, se mi avrebbe morso o se sarebbe caduto in testa a qualche cliente la pietanza che stavo tentato di servire. Oltretutto ritengo che i clienti potrebbero avere il diritto di non volere un cane vicino mentre mangiano!

Convengo che si possa trattare di un hotel sulla spiaggia, ma a tutto c’è un limite. Se Franca e Sandro volevano una locanda dove invitare amici e parenti (e a questo proposito vi invito a leggere il post di Francesco) e fare come se fossero a casa propria, animali compresi, bastava costruire una villa e chiamare un cuoco a domicilio!

L’Acantha B. H. è riuscito ad avere finora delle recensioni positive su Tripadvisor (quelle fatte prima di giugno 2014 non possono essere vere o sono di amici) perché i proprietari fanno vedere ciò che non sono ai clienti, li trattano come amiconi (come hanno fatto inizialmente anche con noi) li portano in giro col gommone e con la barca gratis e mangiano con loro non facendogli pagare il vino. In mia presenza hanno mangiato sempre allo stesso tavolo, spesso portando alcuni clienti a dover aspettare altri.

La delusione è stata dura da accettare, ma voglio comunque rendere grazie perché questa brutta esperienza mi ha reso più forte e mi ha dato una grande lezione di vita 🙂

Non tutto il male quindi, viene per nuocere, ma per imparare!

  1. Abitanti di Erikousa | Via del trucco 75 ha scritto:

    […] delle cose belle che mi porto a casa della non piacevole avventura ad Erikousa è sicuramente l’aver conosciuto delle belle persone, gli abitanti […]

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