10 Ago 2013
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Essere sé stessi anche come madre

Non scrivo da molto tempo, ma vorrei ugualmente scrivere qui, in quello che considero il mio blog personale, ciò che sento in questo momento. L’argomento è spinoso: essere sé stessi.

Guardo mio figlio nel lettone vicino a me e sento di amarlo da impazzire, è stupendo e mi dico che ne è valsa la pena, i sacrifici dei tre anni appena trascorsi e tutti quelli che verranno in seguito quando sarà più grande sono ampiamente ripagati dalle bellissime emozioni, sentimenti, soddisfazioni che riesce a darmi.

Questo emozioni, più o meno fatte così, sono quelle che quasi ogni madre prova, quando in certi momenti guarda suo figlio ed è semplice scriverlo, riportarlo, dirlo.

Quello che invece molte di noi provano, ma non ci è “permesso” (da noi stesse) dire o pensare o trasferire ad altri (dalla nostra coscienza) è: “ci sono giorni, momenti, attimi in cui lo vorrei strozzare”, perchè la nostra cultura, i filtri sociali non ci permettono di provare queste emozioni negative, ma essere sé stessi vuol dire anche questo.

Care mamme, è normale, lasciate che ve lo dica, non siete le uniche, nè ora, nè in passato, nè in futuro. Crescere un figlio è difficilissimo e sentirsi inappropriate, combattute, ferite, disorientate, affrante, agitate, stressate, nervose è NORMALE.

Io ormai sono consapevole dei miei limiti e non mi vergogno ad ammetterli. Non sono una persona pratica e chi mi conosce veramente lo sa, per fortuna lo iniziano a scoprire anche persone che mi conoscono solo superficialmente (grazie Mirka ed Elisa 🙂 so che d’ora in poi saremo più vicine). Se da una parte mi piace moltissimo educare mio figlio (anche se a volte è difficilissimo anche quello) faccio una fatica enorme e a svolgere tutte le attività pratiche legate alla sua “gestione”: dargli da mangiare (in passato anche allattarlo), farlo addormentare, fargli fare la pipi e la cacca, accompagnarlo all’asilo, giocare con lui senza che vi sia una parte prettamente educativa, solo per divertimento, ecc.

Non mi pesa affatto, portarlo in giro (fa parte dell’educarlo), spiegargli le “cose della vita”, a volte sono nervosa, ma credo di essere piuttosto brava in questo. Mio figlio per mia fortuna (anche se ultimamente alla fortuna ci credo poco :p) ha un’intelligenza emotiva spiccatissima, probabilmente superiore alla mia e a quella di suo padre e di questo sono davvero contenta, è socievole, continua a ricercare il contatto e la relazione interpersonale con gli altri bambini. In sostanza, se mi avessero chiesto come avrei voluto mio figlio, la mia risposta sarebbe stata simile a come è veramente, anzi per alcuni aspetti lui è ancora meglio 🙂 🙂  Di questo sono felicissima e mi sento in dovere di educarlo al meglio delle mie possibilità, glielo devo 🙂

Sento che diventando sempre più autonomo (ha 3 anni) il nostro rapporto sta evolvendo, in meglio visto che lui interagisce di più e io devo “gestirlo” nelle cose pratiche molto meno. Scusate il tono aziendale ma è un po’ una metafora :p :p

Essere sé stessi, a volte soprattutto come mamme (genitori in genere, poveri papà :p) non è affatto facile, ma io credo che occorra farlo: il SANO EGOISMO che la nostra società NON PREVEDE (grazie Cristina Strocchi, me lo dicevi molti anni fa’) OCCORRE COLTIVARLO COME UNA PIANTA RARA.

 

 

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